Minirotaie

Regarding life course and its intersections

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A questo punto devo però precisare. Perché altrimenti tutto prende una deriva che non posso accettare e soprattutto non mi merito.

Se è vero infatti che sono la classica donna italiana, con le classiche fattezze estetiche; e la classica madre di famiglia, con i classici ritmi da madre di famiglia, allora è ugualmente vero che per altri aspetti voglio pensare che mi distinguo. Perché non voglio essere accomunata alla “classica” donna che si lamenta nella società civile di oggi.

Non so se rappresenta un luogo comune o qualcosa di più. Una via d’uscita o una scusa. La realtà però è che questa tipologia di donna esiste davvero. Quella che non aspetta altro che rimarcare ciò che non va, per qualsiasi cosa, pur sapendo di avere spesso ragione. Il caldo, il traffico, gli errori degli altri e le perdite di tempo. In ufficio, per strada, in metro. La donna che pensa che solo lamentandosi, può cambiare qualcosa. Ottenere più attenzione. Meritare maggior credito. Avere l’ultima parola.

Attenzione, però. Qui mi tocca fare un ragionamento un po’ di fino: io vivo in Italia, degli altri paesi (europei e non) ne so poco quindi lungi da me giudicare. Ma sostanzialmente non penso di essere così tanto a rischio di errore se dicessi che, sempre in Italia, se ti lamenti hai forti chances di raggiungere alcuni risultati. Solo se fai le giuste e doverose pressioni, l’aria cambia direzione e all’improvviso arriva a sorreggerti.

Lo si vede al lavoro, ad esempio. Ed è sempre così, immancabilmente, quando (1) non hai appoggi importanti, e li cerchi per pararti il sedere, e/o (2) sai che il tuo interlocutore è un debole. Sì, proprio così: sai che è un debole, e tu a un tratto decidi di fare il passo lungo. Visto che hai trascorso anni nell’angolino a smazzare la confusione generata da altri, decidi di fare tu, stavolta, quella che mette le “i” sotto al puntino. Precisando finalmente che, qualsiasi cosa sia, così proprio non va. Tanto hai sempre fatto tutto tu: sia il “puntino” che… la “i”. Poi, all’improvviso, prendi coraggio e vai: ti lamenti.

Occhio però: non lecchi il culo, no. Ti lamenti.

E lo fai una volta, due volte, poi un’altra volta appresso a quell’altra, con poca distanza di tempo. Poi, ancora, una nuova, ultima lamentela a chiudere la lista. Fin quando, per sfinimento, qualcuno prima o poi ti ascolterà e dovrà farti stare zitta, in qualche modo. Salvo poi magari ricordarselo in futuro, di questo particolare gesto di bontà. Ma questo è un altro discorso. Questo riguarda la distanza, e il saper fare i conti con il proprio destino.

Ora, per tornare a noi, io non so più se la mia vicenda personale, nell’appartamento comprato 10 anni fa insieme a mio marito, è una questione di breve o lungo periodo.

So che voglio sapere, e non lo voglio fare lamentandomi. Ossia, magari finora non mi sono risparmiata (ed ecco perché ho voluto fare questa precisazione) ma almeno mi rendo conto di averlo fatto. E, dopo che voglio sapere, io voglio fare. Anche perché l’interlocutrice della lamentela, in questo caso, sono solo io.

Ed ecco perché ci tenevo a fare questa precisazione.

A voi, invece, chiedo solo di pazientare, di criticare con lo spirito di chi vuole condividere un pensiero, e di attendere per conoscere se c’è una via al cambiamento.

Possibilmente in tempi rapidi.

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