Minirotaie

Regarding life course and its intersections

gelato

Qui il tema si fa un po’ più incandescente. E forse si intuisce già dal titolo dove voglio andare a parare. Ma nonostante il vostro intuito possa averci azzeccato, il senso che voglio dare a quanto sto per dire va da tutt’altra parte.

E la cosa la riassumo così.

Io e Maurizio stiamo insieme da 13 anni. 3 di fidanzamento, 10 di matrimonio.

La coppia, ogni coppia che esista – e più una coppia è longeva, più questo accade –  è fatta di automatismi. Di sistemi che si auto installano come se qualcuno spingesse il pilota automatico. Un po’ come quando fuori è estate: non sai come, ma dopo cena spesso vai a prendere il gelato perché… perché funziona così.

E allora – vado dritta al punto – si fa sesso, nella coppia, perché due persone si piacciono.

E poi – vado sempre dritta al punto – si fa sesso nella coppia perché funziona così.

Ma io in realtà non so più neanche quanto è passato dall’ultima volta. Una settimana? Due? Tre… Boh… Non lo so. Voi lo sapete l’ultima volta che avete mangiato un gelato?

Non c’è una data certa, sebbene nel weekend tutto riesce meglio. Un po’, meglio. Perché comunque c’è Francesco che gironzola per casa. È vero, per fortuna a volte capita che lui vada a dormire da un amichetto di scuola. Prima, però, quando ancora la mia vita, la nostra vita, non era diventata come quella di oggi, era divertente trovare lo spazio in cui io e mio marito ci guadagnavamo la nostra intimità. Nascosti, come due fantasmi, magari in silenzio. Una specie di corsa sul filo del rasoio dove, se venivamo beccati, non avremmo mai saputo come spiegarlo a Francesco. Cosa che in effetti non è mai accaduto. Ed è stato bello così.

Fin quando il nostro sesso clandestino, anche quello, è diventato un automatismo. Una specie di gelato. Puoi cambiare i gusti, puoi cambiare la gelateria, ma sempre di gelato si tratta. E sempre gelato alla fine io mangio. Col risultato conclusivo che gli occhi guardano il soffitto, e il pensiero non segue l’azione presente.

Proprio come ieri sera. Quando mi sono ritrovata a guardare il soffitto. Poi il mio corpo si è mosso insieme al suo. Ho seguito l’automatismo. Tutto mi sembrava liscio quando a un tratto, nella mia mente…

“O cazzo! La lavatrice!”, nella mia mente è esploso il pensiero.

E come farà Marisol, la nostra domestica peruviana, a stirare i panni? Non saranno mai pronti per martedì.

Ma poi l’avevo comprato il detersivo?

Mi sa di no. Accidenti… Il detersivo!

Ma ecco che, proprio in quel momento, tra un pensiero sul detersivo e un altro sulla domestica peruviana, le mie labbra vengono travolte dalle sue. E poi un gemito, quello finale. Infine un abbraccio, mentre Maurizio ancora accenna a qualche colpo di fiato, con il naso che mi struscia l’orecchia.

Pochi attimi. Devo aspettare solo pochi attimi e mi ritrovo da sola a letto. A quel punto la mia concentrazione diventa massima e sì, sono certa: il detersivo non l’avevo comprato.

E sono altrettanto certa. Il problema non è lì. Il problema non è mai lì.

Il problema, in realtà, è quando fare l’amore con tuo marito diventa qualsiasi altra cosa che io possa pensare in quel momento.

2 risposte a "Cap. 4: La lavatrice! (#sapevadizenzero)"

  1. vagoneidiota ha detto:

    Mi piace chi sa giocare con l’ironia mentre una lavatrice, unitamente alla vita che muta, gira.
    E penso: bisogna saper usare la follia per dimenticare detersivo e tutto quel che andrà posizionato, con ordine, su di uno stendino.
    Sii folle.
    Bello leggerti.
    Elements of Life – You Came Into My Life

    1. Marco Bellabarba ha detto:

      La follia porta sempre a un cambiamento.
      Grazie per le tue belle parole 🙂

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