Minirotaie

Regarding life course and its intersections

fiori

A questo punto devo tornare a bomba, sull’argomento da cui ero partita. Ed è un argomento, un tema, che forse non avrei mai pensato di dover affrontare. E tutto ciò un po’ mi preoccupa, un po’ mi spaventa. Ma penso che sia normale.

Ebbene sì, io non sono più innamorata di mio marito.

Ecco, così ho sgomberato il campo da ogni dubbio.

Volete saperne di più? Immagino di sì. Allora forza: avanti con le domande. Perché credo che ce ne siano almeno un paio… o no?

Forse anche di più.

Bene, dunque. Procediamo. Sono pronta.

Ma è sicura di quello che sta dicendo, signora Diletta?

Beh… diciamo che la situazione è questa. Sono davanti a un mix di insofferenza, di noia, di… “abbondanza”. Ecco, mio marito “abbonda”, è troppo, per me. Ne voglio di meno. Anzi, forse non lo voglio più.

Ma non pensa di essere troppo diretta, di dare un taglio esageratamente netto?

La verità è che ora so come mi sento. Ho detto che forse non lo voglio più. E che lui, comunque, mi comunque mi avanza.

Da quando pensa che è così?

Ecco, questo è il punto. Vuole sapere da quando ho iniziato a sentire meno forte l’amore per mio marito? Questa risposta è difficile, molto difficile. Perché bisogna andare indietro negli anni, e capire anzitutto altre cose.

Ossia?

Ossia che vuol dire “essere innamorata” di mio marito. Io, onestamente, neanche me lo ricordo più. Perché a un certo punto si entra in uno strano meccanismo dove ognuno è nella vita dell’altro. Ma a dir la verità non so se si tratta dell’inesorabile senso di appartenenza che può contraddistinguere una coppia o, più semplicemente, il fatto che ci troviamo uno davanti all’altro perché… perché la vita va così, perché è andata così.

Vuole dunque parlare di abitudine?

No… è impossibile non vivere l’abitudine, in ogni coppia. Il tema infatti è “reinventarsi”, “vivere i propri spazi insieme a quelli degli altri”. Ma a me forse non interessa, o non interessa più. È questo il vero punto. 13 anni di matrimonio più 3 di fidanzamento hanno un significato. E durante il fidanzamento, beh, lì andata come doveva andare. Adrenalina a mille poi… Poi vita di coppia, mese dopo mese, anno dopo anno. Fino ad arrivare al matrimonio. E poi a Francesco.

E dopo?

Già. E dopo. Perché dopo ci siamo fermati. Francesco è arrivato dopo altri 3 anni di matrimonio, e io – sarà perché sono donna, sarà perché sono una donna che ne sente il bisogno – ecco… io avrei voluto continuare.

Voleva un altro figlio?

Sì.

E suo marito?

«Abbiamo i soldi solo per uno», mi disse.

… Ma…

Sì, mi disse proprio così. Me lo ricordo ancora. Era una domenica sera, quel giorno eravamo stati insieme al parco. Era nuvoloso ma si stava bene. Avevo preparato le melanzane alla parmigiana, Maurizio e Francesco avevano giocato a fresbee, io mi ero portata un libro. Poi, la sera, quando mio marito è venuto a dormire, io ero già al letto, avevo gli occhi socchiusi. Quando si mise sotto le coperte lo abbracciai, e gli feci la fatidica domanda. Ma lui, appunto, tagliò di netto la questione. Io allora mi girai dall’altra parte, ma lui manco si accorse che, sotto sotto, in silenzio, mi veniva da piangere. Fui brava a trattenermi, principalmente per orgoglio.

E adesso?

Non so se l’effettivo amore che provo per mio marito, quel senso di appartenenza, del permettere naturalmente a uno dei due di entrare nel mondo dell’altro, del capirsi senza parlarsi, del litigare non vedendo l’ora di fare la pace… ecco, non so se tutto questo è inesorabilmente finito, oppure…

Oppure?

Oppure se fa parte di quella dinamica che, per forza, prima o poi si presenta a chiedere il conto. Ma, come ho già detto, a dir la verità in questo momento a me non interessa. E lo affermo riconoscendo la drammaticità delle mie parole. A me interessa poco il normale percorso che fa l’abitudine. E non si tratta di un mero capriccio. Non so neanche se Schizzo, il nostro cane, sia arrivato in casa nostra per questo motivo o perché lo voleva Francesco più di noi due. Il fatto, per essere chiari, è che mi sto convincendo che nella mia vita, a mio marito, non riesco più a dargli il giusto posto.

(Diletta si tocca la fede, rigirandola intorno al dito. Rimane un momento silenziosa e con gli occhi bassi sull’anello)

Le pesa la fede, sig.ra Diletta?

(I suoi occhi cominciano a brillare. Poi si percepisce un piccolo singulto. Diletta prende quindi coraggio, e risponde)

A volte mi sembra di non averla neppure.

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Una risposta a "Cap. 9: Soldi solo per uno (#sapevadizenzero)"

  1. vagoneidiota ha detto:

    Senza parole.
    No.
    Bellissimo.
    Jill scott – the fact Is

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