Minirotaie

Regarding life course and its intersections

Oggi sono tornato a casa insieme a un collega, che abita a pochi passi da me. Le solite chiacchiere: la famiglia, i progetti per il weekend, gli sport. Poi, logicamente, il lavoro.

Perciò no, non sono le solite chiacchiere. A un tratto il collega mi dice che potrebbero esserci delle serie riflessioni, da parte del management, circa il personale. O almeno così ha percepito.

Faccio spallucce. Questa cosa la sapevo anch’io, da tempo, ma “pare che il contratto sia ok”, gli dico.

“Eh , ma le cose non vanno poi così bene”, perché i soggetti coinvolti, le parti, i sindacati, e poi bla bla bla…

Rimango a guardare le persone sedute in metro davanti a me. Potrebbero essere chiunque. Potrebbero essere persino nude.

Per me, questa storia del periodo di difficoltà, non solo è ben risaputa in tutto il paese, ma ne ero al corrente rispetto alla mia azienda. Il problema è che non ho mai visto il mio collega così serio al riguardo.

Ora, non è importante che lavoro faccio o dove (beh, dove… figuriamoci: lavoro in banca, uno dei posti che dovrebbero essere tra i più tutelati, soprattutto per chi non è un senior e costa poco all’azienda), ma resta il fatto che il mio collega, così pallido al ritorno dall’ufficio, non l’avevo mai visto.

“Sei preoccupato”, gli chiedo?

Mi dice di no. Mi dice che non ci pensa, che “si vedrà a tempo debito”, che certamente i primi sulla graticola sono gli “over” qualcosa.

Ci rifletto. E continuo a farlo fino a dopo averlo salutato, fino a quando arrivo a casa. A un tratto capisco: mi sento vuoto. Anzi, “svuotato” è il termine esatto. Qualcuno è entrato dentro le mie viscere e mi ha derubato di qualcosa.

Anche se ancora nessuno, dell’azienda per cui lavoro, mi ha mai detto formalmente che potrebbero esserci seri rischi. Quindi, perché preoccuparmi? Perché per un momento mi sono immaginato come deve essere la vita senza un domani che mi qualifica.

Molti, incredibilmente, per il disagio che avvertono nelle aziende dove lavorano non aspettano altro che essere licenziati per fare quello che desiderano. Per cambiare vita. Non so se leggerlo come un pensiero “vile”, o come una reale potenzialità di tante persone che attende solo quel “momento” per concretizzarsi.

Credo, però, che quando qualcuno ti cambia la vita dal di fuori, non è la stessa cosa.

Bisogna solo sperare a quel punto di essere resilienti abbastanza. Perché là fuori c’è traffico.

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