Minirotaie

Regarding life course and its intersections

tramonto

In effetti su una cosa io e Manuel eravamo d’accordo. Nessuno dei due quella sera aveva voglia di cucinare. Lui veniva in Italia solo per poche settimane in estate, ma il posto dove mi ha portato lo conosceva abbastanza bene, come se fosse un cliente abituale. Io, pur abitando non troppo lontano da qui, non ne avevo mai sentito parlare. Con il padrone del ristorante si erano appena dati del “tu”. Il tizio poi ci aveva fatto sedere su un tavolo non lontano dalla spiaggia, vicino a pochi altri privilegiati, liberi in quel momento ma col cartellino della prenotazione sopra. Dietro di noi una schiera di altri tavoli, di cui la maggior parte occupati da clienti che sembravano studiarci con una certa invidia per il posto che ci aveva assegnato.

Per capire però il grado di invidia bastava girarsi: il sole stava tramontando e, sebbene dietro un po’ di foschia, ci stava regalando una bellissima immagine.

«I tramonti li abbiamo anche in Spagna» mi dice Manuel rimanendo con gli occhi fissi davanti, mentre prendiamo posto «ma qui mi sono molto più belli».

Ecco, questo sarebbe stato il massimo del “romantico” che avrei sentito dire dal ragazzo italo-spagnolo per tutta la durata della cena. Ad esempio, in quel caso specifico avrebbe potuto dire che i tramonti, come quello che stavamo guardando insieme, erano “speciali”, oppure “unici”, o che magari gli faceva piacere guardarlo insieme a me in questo momento difficile della sua vita, con il padre malato e ricoverato in ospedale per chissà quanti giorni.

Invece niente di tutto ciò.

Stava quindi eseguendo la parte del bravo-ragazzo-innocente, Manuel, senza mettermi in difficoltà più di quanto, probabilmente, io lo avevo già fatto con me stessa. Ma al di là di tutto, al di là di quello che avremmo mangiato (qualche antipasto crudo e, poi, del pesce al forno in crosta di patate) il problema serio sarebbe arrivato esattamente alle 9.40, quando avevamo quasi terminato il pesce.

A quell’ora infatti il cellulare aveva cominciato a squillare.

In quel momento afferro il telefono, maledicendo col pensiero mio fratello. Non poteva che essere lui. Poi guardo il display, e rimango interdetta. Allo stesso tempo una lama fatta di ansia mi taglia in due. “Ma come è possibile?” rifletto.

Il primo pensiero va a Francesco, gli deve essere successo qualcosa. Un attimo dopo mi ritrovo un poco più in là, a camminare sulla sabbia fresca, e ad ascoltare le sue parole che confermavano la profonda infondatezza dei miei dubbi.

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