Minirotaie

Regarding life course and its intersections

gioco-dazzardo

Dove sono.

Cosa sto facendo.

Ma soprattutto perché.

Non mi sembra alla fine qualcosa di logico, di ben disegnato. Qualcosa che mi permette di fare luce, e di capire. Quando le persone mi dicono che alcune cose accadono così, con la velocità che non ti aspetti, e che banalmente ti lascia fermo sul posto come la vittima di un sequestro lampo… quasi tocca crederci. E tu stai lì e provi a chiederti, ma quando la mente non metabolizza, non va allo stesso tempo in cui viaggia la realtà, la verità – se così possiamo chiamarla – arriva dopo, arriva in ritardo. Senza giustificazioni.

Mi serve tutto quello che sto facendo?

Mio marito, mi manca?

Domani lo rivedrò. Ha detto che viene a trovarmi, anche solo per un giorno. Per vedermi, per capire.

Amore e irresponsabilità. Non mi è chiaro fino a che punto esiste il collante, l’alchimia, il nesso. Eppure sono convinta che per amare bisogna essere irresponsabili, ma bisogna anche capire verso chi è diretto, l’“amore”.

Verso l’altra persona? Verso noi stessi?

Credo che la perfezione richieda il doloroso sforzo di seguire entrambi. Ma di certo non possiamo prescindere dall’amare noi stessi.

Né esiste la perfezione.

Ecco, io non so bene quello che sto vivendo, né come lo sto facendo. Perché se ci deve essere dell’irresponsabilità nell’amare, allora non voglio adesso pensare a nulla. Alle conseguenze e, di certo, alle responsabilità.

Non mi scocciate. Non ditemi quello che devo fare, o come lo devo fare. Si aprirebbe una discussione futile che farebbe solo perdere tempo, riflettere, guardare di meno quello che adesso ho sotto agli occhi. E tutto questo si trasformerebbe poi in un dibattito su ciò che mi serve o non mi serve.

Perché, voi sapete subito tutto quello che è necessario? Sapete subito qual è la migliore mossa da fare, e come vi sentirete dopo che l’avrete messa in atto?

Ma un po’ di bontà per favore… Un po’ di bontà, ecco quello che serve. E anche dell’autocoscienza.

Mi trovo seduta su una moto potente, con i capelli accarezzati dal vento e alle spalle di questo tizio che conosco da circa 48 ore. Fra poco raggiungeremo casa sua dove riprenderò la macchina. È stata una serata speciale. Non voglio pensare al domani, ora. Non me lo merito. Sebbene, lo ammetto, vorrei che tutto si risolvesse con qualche strano tocco magico, come nel sogno di tante notti fa. O come le carte di un solitario dove, come per incanto, ognuna va al proprio posto coprendo ogni spazio rimasto, carta dopo carta, mossa dopo mossa, come per ordine divino.

Ma così è troppo facile. Così non funzionerà. Le carte, da mettere sul tavolo, non le prendiamo sempre dal mazzo. Perché non dimentichiamoci che a un tratto siamo noi che le dobbiamo scegliere, e calare giù.

No però, non è questo il modo. Così mi state facendo pensare. Preferisco guardare avanti, alla strada che maciniamo in moto. E godere delle note fresche del suo profumo.

Questo, adesso, è più che sufficiente.

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