Minirotaie

Regarding life course and its intersections

Ve lo dico chiaramente, perché a me funziona così. Nel senso che ne ho sentite, di persone per cui invece gli effetti sono molto più ordinari. Invece a me, appunto, funziona così.

La pennichella del pomeriggio è una gran sola.

Eppure c’è chi ne fa un vanto. Chi riesce ad aggiungere ore di sonno a quelle che già riserva, quotidianamente, la notte.

Assolutamente no invece. A me addormentarmi nel pomeriggio (quando non sono in ufficio, beninteso) sfalsa tutto. Tanto che sono le 2.15 di notte e sono freschissimo come una rosa appena sbocciata con ancora qualche goccia d’acqua che ristagna morbidamente sui petali. Anche perché non è che poi, se mai dovessi addormentarmi in un certo momento della notte, mi sveglio comunque dopo 7 o 8 ore, magari prima di pranzo.

Certo che no.

Alle 7 e mezza di mattina apro gli occhi e, generalmente, non mi riaddormento più. E quindi nel pomeriggio mi torna il sonno, e poi vado di nuovo a dormire tardi, e un po’ mi gira il culo e così via.

Stanotte infatti non so ancora per quanto ne avrò. Forse per un’altra mezzora?

Forse.

Intanto ammazzo il tempo con i miei occhi ingessati mentre scrivo e cerco di trovare altri passatempi.

La TV, ad esempio. Io, abbonato a SKY, spero di trovare facilmente delle valide alternative che mi intrattengano. Ma credo di essere l’unico che voglia godere di un po’ di buona televisione a quest’ora.

Tanto che: su Cinema 1 c’è un pessimo film americano a sfondo erotico (vi giuro: 50 sfumature di grigio è alta cinematografia, al confronto), sul canale successivo c’è “Maps to the stars”. Ha vinto la Palma a Cannes nel 2014, ma gli attori hanno tutte facce da funerale. Sul canale Hits c’è invece “To the wonder”, con Ben Affleck. Sembrerebbe interessante, ma quando poi scopri che si tratta di una storia d’amore che narra di “una passione incandescente che esplode a Parigi e si spegne nei grandi spazi dell’Oklahoma”, ripensi a quanto è più funzionale Roma che, nonostante il traffico, almeno è tutta piena di vicoli e stradine raggiungibili anche solo in motorino. Nulla da fare. Salto poi il canale Family  a piè pari. Ne salto altri che non meritano neanche la menzione, e arrivo a quello Cult. “Hamburger Hill”.

Bene.

Tante facce pulite nella guerra del Vietnam. Un po’ troppe.

L’unica cosa che il film mi stimola è quella di alzarmi, andare a riprendere la macchina, guidare verso Corso Francia alla ricerca del mitico Zozzone del quartiere, e spararmi una rosetta mezza abbrustolita con un hambuger al sangue, formaggio doppio, melanzane, carciofini e salsa rosa.

“Perché la salsa rosa si sposa bene coi carciofini” mi disse un mio amico la prima volta che ci andai, con una certa espressione da esperto gourmet.

Chissà se la fa ancora, la salsa rosa, quello Zozzone.

E’ un secolo che non ci vado.

Ora sono le 2.35. Io sto come 20 minuti fa.

E penso che fra poco mi trovate a Corso Francia, alla ricerca dello Zozzone.

P.s.: Ora sono le 2.41. Ancora non sono uscito perché… Perché ho cambiato canale e ho trovato, su CLASSIC, “il trucido e lo sbirro”. Sembra un film di Lino Banfi dei tempi d’oro, ma poi si scopre che è una pellicola di “Umberto Lenzi, regista di culto di Quentin Tarantino”, e che dirige Tomas Milian per la prima volta nei panni di ‘Er Monnezza’.

Da uno Zozzone all’altro, divano batte salsa rosa 1 a 0.

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