Minirotaie

Regarding life course and its intersections

E così capita che mi incontri con questa persona all’improvviso. Il cellulare prima vibra, poi suona. Riconosco il numero.

“Lui ti aspetta”, la ragazza mi dice.

Allora mi sbrigo, e vado subito a incontrarlo. Potrebbe essere un qualsiasi signor nessuno, sebbene so che, per quello che fa e per quello che è, lui è importante.

Ci stringiamo le mani, ci sediamo, parliamo di noi. Beh, in realtà gli parlo di me, perché in quell’incontro cascato tra una riunione e l’altra, in mezzo a una pila di documenti e di scartoffie, il tema era “Marco”.

Quindi ero preparato. E alle domande che mi aspettavo ho risposto, e a quelle che non mi aspettavo ho cercato di ostentare uguale sicurezza.

Poi, lui, solleva la mano di qualche centimetro e comincia a contare. Nel frattempo parla, guardando le dita che escono fuori dal palmo.

“Libertà, onore, dignità, trasparenza”, si gira verso di me “questo è ciò che mi ha guidato finora, in tutto quello che ho fatto nella mia vita”.

Io annuisco sapendo che mi sarei aspettato una tale retorica. Una retorica in senso buono. Di quel tipo che non è stucchevole, e che ci si aspetta da un intellettuale che fa un lavoro dove, d’intellettuale, ci vuole solo che funzioni la testa.

A un tratto però succede qualcosa, come se il tempo si fosse fermato davanti a me. E sparisce tutto. Le sue parole, la sua mano, il suo sguardo con gli occhi che gli si appiattiscono ogni volta che sorride.

Libertà, onore, dignità, trasparenza.

Mi avrà continuato a dire tante altre cose, quel signore lì. Confidenze da padre a figlio (anche se lui non è padre, e io non posso – perciò – essere suo figlio), domande su ciò che è accaduto recentemente nella mia vita, prospettive per il futuro. Io, invece, mi ritrovo in uno strano stallo con gli occhi sospesi in una zona franca, e penso che se dovessi mettere in fila le caratteristiche che deve avere un uomo, uno quelli che deve prendere le decisioni, spesso difficili e ancora più spesso da solo… Beh, allora sì: credo che inizierei proprio da quel momento, da quelle quattro parole.

Anche per me.

La vita dirà poi quanto mi ci sono avvicinato. Perché credo che, umanamente parlando, sia difficile metterle tutte insieme. E poi – perché no – continuare a fare anche un po’ di più.

Ma almeno sono contento di aver dato un nome a qualcosa che cercavo.

4 risposte a "Un nome a qualcosa che cercavo"

  1. Paola ha detto:

    mio marito dice che a volte sono la donna che non capiva molto 🙂 Scusami ma questo è ilcaso. Ma l’uomo chi è?

    1. Marco Bellabarba ha detto:

      A volte non c’entra capire… È importante solo, diciamo così, ascoltare. Il resto, se deve essere, vien da se. Cara Paola, grazie per il msg. Purtroppo non posso dire chi è, non mi sembrerebbe corretto nei suoi riguardi.nPosso solo dire che è un uomo che sa di aver fatto molto, anche per me. E so che ogni volta che lo incontro, qualcosa mi porto sempre a casa.

      1. Paola ha detto:

        Quindi esiste, credevo fosse una metafora 🙂 Non ero riuscita a mettera a fuoco e credevo veramente non esistesse 😉 eheheh. Cmq ti volevo avvisare che la mia amica Accantoalcamino è ritornata on line, le ho dedicato un articolo. Eri curioso di vedere il suo blog.

      2. Marco Bellabarba ha detto:

        Eccomi Paola, ho visto ora. Sì sì, la persona esiste!
        Grazie per la segnalazione, ora ci do un’occhiata 🙂

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