Minirotaie

Regarding life course and its intersections

Ognuno di noi ha un libro nella testa.

No, non è un semplice pensiero, ma ne sono sicuro al 100%. E quante volte abbiamo provato ad iniziarlo, questo libro? E magari siamo anche riusciti a finirlo. Ad esempio mio Zio Mario c’è riuscito. Ha scritto un libro profondo e interessante che, magari, sarà di spunto per qualche altro mio post in futuro.

Mi rendo conto che è la vita che detta i libri. E’ scontato. Sono le esperienze che fanno prendere la penna, il pc, il netbook o notebook e ti fanno “partire” e riempire la prima pagina bianca. Non importa se viene fatto per il gusto di scrivere o per professione.

E visto che la vita ti presenta molte esperienze io ho tanti, tantissimi libri iniziati. Ma mai finiti. Perché a me scrivere fa bene, e più vado avanti più mi rendo conto che in qualche modo mi libero. O quantomeno libero delle frasi, delle idee, dei concetti… E seguo le esperienze. Al di là di quanto possano essere interessanti o apprezzabili i concetti che esprimo.

Ad esempio quand’ero all’università (ho fatto legge), avendo un forte interesse verso la comunità europea e il diritto ambientale, mi misi a scrivere un legal thriller (tipo i libri di Grisham) ambientato tra Bruxelles e Roma.

Poi, vivendo da molto vicino l’anzianità di mia nonna paterna, cominciai a scrivere invece una storia sulla vecchiaia, e di come le persone cambiano, così, in maniera quasi imprevedibile, quando la testa non è in grado (per motivi di età o altre vicende personali) di rispondere a determinati fatti che accadono. Un infortunio, una debolezza fisica, una particolare situazione al lavoro o sentimentale. In tutti questi casi, anche l’età gioca la sua parte. Può essere un fattore positivo, ma anche negativo (specie quando si tratta di questioni di salute). Il malessere delle persone a te care in qualche modo ti condiziona, perché non sai se e quanto tu possa (o debba) incidere nella loro vita.

Ecco, volevo scrivere proprio su queste questioni qua.

In altri momenti, invece, ho voluto raccontare la vita di una donna, più grande di me di circa 20 anni. Una vita così difficile, ma allo stesso tempo affascinante, che avendola conosciuta bene e sentendo di poter approfondire la sua storia per la forte relazione di amicizia e rispetto che abbiamo io e lei… Ho buttato giù uno “soggetto” di una paginetta.

Da ultimo, infine, ho immaginato di tracciare in un libricino 4-5 punti essenziali che mi hanno un po’ segnato in questi anni, scrivendo riguardo i concetti di amicizia, amore, lavoro, fede, rapporti uomo-donna ecc., facendo anche un’analisi e mini-sondaggi con persone a me vicine per capire se… Solo io la pensavo in questo modo oppure no.

Ecco qui… Tutti questi libri, tutti già pronti con un “titolo”… Beh, non sono mai stati scritti. Forse perché mi piace tantissimo scrivere ma lo faccio quando ho bisogno di condividere – in certi momenti – con un immaginario personaggio al mio fianco. E basta.

Le sensazioni, poi, sono cresciute e tempo fa mi sono messo a scrivere a penna un diario. Una cosa che non facevo da quando stavo alle elementari. Sicuramente mi è piaciuto farlo ma… L’attenzione e la passione verso le nuove tecnologie mi ha spinto ad avviare questo diario on-line, un  passaggio che secondo me sarebbe accaduto prima o poi.

Anche questo blog finirà. Non so quando, ma finirà.

Per ora mi va bene così. Lo veicolo poco, ma se me la sentirò e sarò bravo a scrivere bene i post in modo tale da trattare argomenti senza fare pasticci, a quel punto non sarebbe male condividerlo.

Oggi sono andato al matrimonio di una coppia di cari amici. Pensate, stanno insieme già da circa 18 anni, se mi ricordo bene. Adesso ne hanno 33 lui e 32 lei.

Conoscevo il prete, gliel’ho presentato io. Ha fatto un’omelia interessante, sull’amore e l’egoismo.

Quando arriva l’amore? E quando c’è una semplice enfatuazione? E ancora: che equilibrio c’è tra l’egoismo di scegliere l’altra persona solo per sé stessi, e condividere la vita con lei al centro della nostra? Anche in quest’ultimo caso, penso, serva sempre un po’ di amor proprio, per non lasciarsi andare.

Probabilmente il vero amore è darsi al 95%… Ma sono sicuro che quel 95% giunge dopo tanto tempo. 6 mesi, forse un anno. Prima (me lo diceva anche il prete, in separata sede) si tratta di un interesse, poi di una forte enfatuazione, e poi ancora di una speranza che la persona sia una giusta “risposta”, che un giorno diventi amore.

E sul concetto di speranza di aver azzeccato la persona giusta… Qui il tema è davvero relativo, forse impossibile da dipanare, in un post di un blog o nei miei 32 anni di vita. Quello che so è che, tanti anni fa, il mio amico che si è sposato oggi mi disse “io sono fortunato, perché ho trovato la donna della mia vita a 15 anni”. A volte, perciò, serve anche la fortuna, essere al posto giusto e al momento giusto.

Altre volte invece… Bisogna essere bravi a cercarsela, la fortuna.

Stasera ho fatto una lunga chiacchierata con una ragazza che conosco da qualche anno. Persona abbastanza disillusa da quante gliene sono capitate. O meglio, da quelli che le sono capitati.

Sì lo so, è un peccato. Ma quando ti ci scontri, con alcune persone (del sesso uguale al mio, però a volte non solo, dai…), beh l’effetto è quello. E da quanto ho capito le è successo spesso. Ed è un peccato, appunto, perché a prescindere dalla bellezza, dall’età o da alcune esperienze passate, se si sente che con quella persona ci sono delle potenzialità (e i motivi potrebbero essere diversi, in questo è tutto molto relativo… Impossibile da tipizzare) bisognerebbe avere il coraggio e l’opportunità di “vivere” la relazione. Non una prova a metà, ma viverla, nel rispetto dei giusti tempi e della gradualità della cosa.

Perché se si “prova” solo, si finisce col non capire bene qual è il limite tra il comportamento “sentito” e quello… Boh, non so… Esatto! Quello che non si riesce manco a definire.

Ecco, per questa ragazza… Anche nel caso in cui ci fosse la persona giusta davanti a lei, secondo me non si lascerebbe andare. Perché è “difficile che sia giusta. E non mi fido”.

Come poterla giudicare in questo senso?

E’ comunque una storia che mi è capitata spesso di sentire. Ma siamo così cattivi?