Minirotaie

Regarding life course and its intersections

Vacanze 2014 in Norvegia, esattamente Capo Nord e Isole Lofoten. Con Avventure nel mondo.
Risultato: un fantastico paesaggio, rovinato dalla pioggia e (un po’) da più 3.000 km percorsi su 4 macchine in meno di 10 giorni, e un incredibile meltin’ pot (come da tradizione per Avventure) con cui confrontarsi.

Conclusioni: varie.

0) l’emozione di essere in cima su un lato del mondo. Peccato per la nebbia, che mi ostruiva l’intera vista verso il polo nord. Ma almeno potevo guardare tutti dall’insù.

1) Vivrei mai in Norvegia? Certo che no: Paese dalla lingua rude e impossibile. Ma soprattutto caro, carissimo e d’inverno con il buio ovunque. Non è quindi una questione di freddo: a me il freddo piace, eccita, dà incredibilmente calore. Ma fa tanto freddo anche in Italia e quindi mi accontento.

2) Sui ragazzi del Gruppo. Beh, sui ragazzi del Gruppo… Niente da dire. Si è visto chi era alla prima esperienza con Avventure, chi magari di questi non la farà più. Normale. Ma 15 persone è difficile da tenerle a bada, con un coordinatore innamorato dei viaggi e della musica, ma con poca anima pulsante. Peccato solo non aver trovato l'”ordine mentale” per fare un racconto romanzato del viaggio. Ma è andata così.

3) Un compleanno diverso. Un 16 agosto passato in compagnia, con candelina (sostituita da un accendino) e persone che comunque sembravano contente di festeggiare. Su questo fronte, una serata indimenticabile.

4) E poi alcune strane pulsazioni con un paio di persone del gruppo, che hanno reso l’esperienza… Fluida. Viva. Più colorate alcune giornate stancanti, e pieni alcuni paesaggi che, dopo tanti chilometri, sembravano simili tra loro. Hanno dato personalità, ecco, a ciò che avevo davanti.

Un post in 9 minuti dopo che ho visto “The social network” in tv e mentre c’è Hell’s Kitchen in sottofondo.

Ok, per fortuna che anni fa feci il corso di scrittura rapida, altrimenti non ci riuscirei mai.
Anche perché fra 9, anzi, 7 minuti (già) mi sono promesso di mettermi a lavorare su altro.

E allora vi lascio con un pensiero (e una parolaccia). Chi non è stronzo, ma cerca maledettamente di volerlo sembrare (ultima frase del film The social network, rivelata tra l’altro al protagonista che impersona Zuckerberg)… Che fa: ci diventa davvero?

Ossia: chi non ci è nato, ci può diventare?

Lo so, è banale. Come chi è nato rotondo non può morire quadrato.

A me però hanno insegnato che è importante capire, in certi casi, cos’è l’assertività (e quindi sapere come essere empatici, o accomodanti in certi casi), oppure che il senso di colpa può essere allontanato (proprio come fanno gli “stronzi”, ma a loro accade in modo naturale), oppure che bisogna saper lasciarsi andare nell’amore (anche se c’è chi ama a prescindere).

Si può quindi essere tanto diversi da sé stessi, quando il “sé stessi” non basta più?

La risposta è: non tanto… Ossia, la risposta può essere… Abbastanza.

E quella definitiva diventa, allora: sì, si può, cambiare, quando lo si vuole in fondo, e il cosiddetto “status quo” ci sta stretto.

Si può.

Ore 20.57. Incredibile. Addirittura prima del previsto.

#buonaserataatutti

Oggi è una piena giornata di estate romana. Fa caldo, c’è bel tempo (cosa che, quest’anno, pare davvero scarseggiare) si sente nell’aria voglia di distrarsi, di vedersi con qualche amico e mangiare nella veranda di un buon ristorante alla moda, conoscere gente nuova, sorridere, non pensare ad altro.

Io invece non ho fatto nulla di tutto ciò, e sono andato in palestra. Quando sono rientrato negli spogliatoi sudato, c’era solo un altro ragazzo che si stava cambiando.

Un tipo noto.

Avevo però lasciato la borsa lontano da lui, quindi siamo rimasti ai poli opposti della sala. Eppure sapevamo di entrambi.
E sapevamo anche che tutti e due eravamo andati a scuola insieme, seppure in classi di anni differenti.
Insomma, ci conoscevamo già.
Ma alla fine non ci siamo salutati. Neanche quando lui, più rapido di me nel prepararsi, è uscito.
Ecco.

E c’è da chiedersi il perché? Massì: secondo me vogliamo – per certi aspetti – dimenticare alcuni lati della scuola che abbiamo frequentato. Comprese, a questo punto, le persone.
Anche se non ho nulla contro quel tizio lì, né so bene come si chiama.
E, anche se, qualora fossi uscito prima io dallo spogliatoio, penso che quasi certamente l’avrei salutato.
Così, per vedere l’effetto che avrebbe fatto.

P.s.: il titolo di questo post era in realtà dedicato a una chiacchierata che mi sono fatto con una persona importante che sta per cambiare posto di lavoro, e che per questo vedrò molto più raramente. Ma di tutto ciò ne parlerò un’altra volta, altrimenti mi annoio persino io a scrivere, figuriamoci voi a leggere.

Si è vero, va un po’ così.

Prometto di mantenere vivo il blog, ma alla fine non ci riesco mai. E oggi che sono bloccato in casa dal diluvio universale / bomba d’acqua / uragano che è piombato all’improvviso su Roma, invece prendo la tastiera e ritorno qui.

Troppo facile? Forse.

Non è detto manco che arrivi alla fine del post.

Tanto va tutto un po’ così.

Son in attesa. Di buone nuove, di progetti conclusi, di risposte. Perché prima o poi arrivano, se dietro c’è il progetto e qualcuno che ci ha creduto.

Sì sì, vi garantisco che è così.

Secondo me dovreste cominciare a mettere in fila le risposte che avete avuto e a misurarle. E quindi capire i risultati in base ai vostri obiettivi.

Sono davvero la cartina di tornasole di ciò che fate. Di quanto lo volete e come lo fate.

Magari non c’entrerà nulla, ma giorni fa al ritorno dal lavoro, mi sono trovato in metro seduto. E accanto a me, a sinistra, il posto era rimasto libero. La gente, man mano che entrava fermata dopo fermata, guardava il posto e andava avanti. Allora mi sono sporto in avanti, e ho dato un’occhiata al resto del treno. Sembrava un lombrico in movimento, che mangiava rapidamente metri e polvere sotterranei seguendo le curve dei binari.

Non c’era molta gente. Alcune persone erano in piedi.

Ma io ero l’unico a non avere qualcuno accanto.

E poi mi sono ritrovato al supermercato. La gente che corre tra i banchi, il catalogo delle offerte, le coppie che discutono cosa mangiare la sera. I carrelli strapieni. Ma come fa la gente a fare spese così voluminose, e soprattutto dove mettono tutto quel cibo, tutto diverso tra loro? Biscotti, gelati, salsicce, insalate, sapone, yogurt magro, cereali, spezie ecc.

C’è davvero di tutto. Sono delle spese divertenti.

Poi arrivo alle casse. Sono tutte operative e con file per fortuna non abbondanti. Mi metto dietro a una, e aspetto.

Passa qualche minuto. Mi guardo intorno.

Sono l’ultimo della fila, e nonostante il tempo, così sono rimasto. Nessuno si è accodato dietro di me.

Nessuno a cui stare davanti.

Sì, va proprio così.

Le vicende della vita non sono spesso da accomunare, se non per quello che ne rimane: la voglia di guardare, di ascoltarsi, di sentire.

E di saper aspettare.

I momenti prima o poi arrivano.

Ne sono certo.

Anche quando ci si trova da soli, e davanti a nessuno.

Oggi è la vigilia di Pasqua, domani accadrà la risurrezione.

Che ci si creda o no, c’è chi l’ha documentato. E se davvero è accaduto, è un fatto così grande da non poter neanche essere immaginato per la sua enormità.

Al punto da racchiudere davvero tutte le risposte.

E con l’impossibilità di trovare adeguate domande a eventuali altri dubbi, perché alla fine tutto si riduce a quel momento, a quel miracolo.

Oggi lascio tutto abbastanza scorrere. Con energia, ma scorre tutto intorno a me.

Gioco col pc mentre vedo un film (“Sette anime”), e forse aspetto che si scarichi la batteria dell’apparecchio.

Scrivo un post sul mio piccolo blog.

Penso a quel che sarà, ma senza rimuginare.

Forse sogno anche qualcosa di bello, magari più grande di me.

Spero.

Perché sì. Spero anch’io alla fine di avere qualche conferma.

Sebbene so che può bastare anche la sola fiducia.

Buona pasqua.