Minirotaie

Regarding life course and its intersections

Ho un dubbio. O meglio, ne avevo uno. Poi secondo me l’ho risolto e ho scritto il titolo del post.

Pur sapendo che, scrivendolo, comunque potrebbe venirmi fuori qualche spunto che controbatterebbe la decisione presa.

Insomma: vorrei tanto dire una cosa a una persona, ma so che questa non mi capirebbe. La persona è un maschio ed è più  grande di me.

Ma non è che importi così tanto chi è, che fa o quanti anni ha.

D’accordo Marco, ma che fai, manco ci provi a parlarne con lui? Ormai hai capito che la vita non è “cogito ergo sum” ma “faccio” ergo sum… E quindi, lasci scorrere così?

Bene. Ecco perché alla fine (o meglio, all’inizio) il titolo del post era solo “Si arriva fino a un certo punto”, e poi ho aggiunto “E poi si mente”. Perché sarà proprio la menzogna ciò che mi farà fare. Anche perché non ho vie di scampo. E ormai ho maturato l’idea che, se non ho altre strade e so che quella persona tanto non mi capirebbe, a volte (se non addirittura quasi sempre) mi toccherà mentire pur di non stare a discutere, e farmi così venire il sangue amaro.

La bugia in questo caso è una buona difesa. Ma anche un ottimo antistaminico per evitare improvvisi rimuginii che manderebbero in pappa il mio sonno notturno.

Sogni d’oro allora.

Appunto.

Buon natale e buon anno, anche se in ritardo. Anzitutto a me, sperando che il nuovo anno sia sempre un pelino meglio di quello passato.

Facile? Difficile? Non saprei. Anche perché a volte conosciamo i nostri limiti solo quando (1) facciamo e (2) sbagliamo. Altrimenti si rimane sempre lì, fermi nella vita a cui siamo abituati, e un po’ in quella vita che ci fa anche comodo.

Ma a parte tutti questi fronzoli, che contano solo a posteriori, dopo che avremo provato a capirci qualcosa di ciò che avremo fatto (nel bene e nel male) voglio rinnovare un pensiero che mi ha guidato negli ultimi giorni.

Ossia che conta vedere chi e cosa c’è. E non chi e cosa non c’è. Poi chi se ne importa del perché non c’è. Piuttosto mi soffermo su chi c’è, altrimenti rischiamo di perdere anche questo.

Solo così, e ne sono abbastanza sicuro, ci concentriamo sui noi stessi. Per continuare quando “siamo” nelle nostre vite, e per tornare quando “non siamo” nelle vite degli altri, semplicemente perché pensiamo (al di là di quello che pensano gli altri) che in qualche modo dovremmo comunque esserci.

E allora buon natale e buon anno, anche se a volte non sono poi così puntuale come mi piacerebbe.

Il fatto è che tu non sai perché non hai mai deciso, per te.

Molte scelte, se non tutte, sono state fatte sempre per gli altri, per un giudizio che doveva arrivare, per mettere insieme dei pezzi, persone, storie, vite.

Ma una vita vissuta per gli altri non è una vita vissuta per te, per quello che vuoi, e prima ancora per quello che desideri.

Eh sì, perché – alla fine – quali sono i tuoi desideri… L’hai mica capito, tu?

E allora ti devi allenare, devi provare, devi sbagliare. E se sbagli allora dovrai deludere, ma quantomeno avrai saputo davvero cosa non è.

Almeno la prossima volta lo saprai prima di iniziare a fare.

E sbaglierai di meno.

In bocca al lupo.

Il tempo in questo caso non aspetta.

Sebbene ne rimane sempre un po’, appunto, per sbagliare.

Continua a non essermi chiaro, pur a distanza di 36 anni, il mio rapporto con le regole.

Insomma, sono proprio come quello che vive in una casa disordinata ma odia una casa sporca.

Sono anche come quello che si organizza gli orari della giornata ma che quando si tratta di fare qualcosa per sé, soccombe alla propria pigrizia.

E alla fine sono anche quello che vive invocando e pretendendo le regole ma teme che qualcuno gliene comandi.

Eppure le relazioni sono dettate da regole, alcune comunemente condivise da tutti noi altrimenti si va in galera… Insomma, ho studiato legge e qualche rimasuglio dei metodi di efficacia della legge (vedi, appunto, regole) mi sono rimasti impressi.

Ma alla fine qual è quella sottile linea oltre alla quale non andiamo, oltre alla quale non accettiamo, oltre alla quale diciamo “Naaaa… Meglio domani”??

A me questa cosa non è chiara.

E forse anche tutto ciò può contribuire – pian piano e senza che nessuno se ne accorga – a offuscare un meccanismo di scelta per sé (detto in termini molto spiccioli).

La gara per sapere bene cosa si vuole fare, signori, è sempre aperta.

Oggi faccio un post scopiazzando su quello che ho scritto su twitter & Facebook.

Mancanza totale di creatività?

Manco per nulla.

E’ che l’argomento mi sta particolarmente a cuore.

Voi, la domenica sera, rimanete a casa per prepararvi psicologicamente al lunedì, oppure preferite uscire di casa per non pensare, al lunedì?

Una domanda “esistenziale” (come mi hanno detto su twitter) a cui però io ho una risposta. Perché inizialmente avrei detto la seconda (ossia fuori casa per non pensare).

Ma alla fine ho completato il ragionamento: meglio la domenica a non pensare (al lunedì), che sia fuori o dentro casa. E meglio pretendere che il giorno dopo ci sia, prima o poi, il lavoro che ci piace. Che ci impegna, che ci fa sacrificare, che ci soddisfa, che non ci fa smarrire.

Che vale la pena.

Sì, forse sceglierei di non pensarci, perché nel momento in cui si tratta di un lavoro che risponde ai requisiti di cui sopra, allora forse è il lavoro che ci appartiene, sia nel contenuto che in tutto ciò che ci sta intorno.

E a posto così.

P.s: sono quasi pronto a lanciare (comunque in sordina) questo blog. Chissà. Ma mi sa che non capiterà troppo tardi.