Minirotaie

Regarding life course and its intersections

Choc cookies

Non sono per tutte le stagioni. Intervengo solo nei casi limiti, estremi. E non mi offendo, per questo, perché so qual è il mio ruolo.

Quando fuori fa freddo. Quando è buio, piove e per strada ti sei inzuppata i pantaloni.

Quando hai appena terminato di litigare per l’ennesima volta col capo.

Quando hai mal di testa, e per te la giornata deve solo finire. Per poi ricominciare allo stesso modo di quella mattina ma tu, ragazza, non hai manco la forza di pensare a cosa potrebbe essere, la tua vita, domani.

Semplicemente accadrà. Tu vuoi solo dormire.

E magari trovare qualcuno nel letto che ti coccoli, mentre tu chiudi dolcemente gli occhi e ascolti lo scorrere delle sue dita sulla tua pelle liscia.

Beh, svegliati. Non immaginare un avatar che esiste solo nei film. Nel letto non c’è proprio nessuno che ti aspetta.

Pensa invece a quello che puoi ancora fare.

Sì, invertire la rotta, ecco quello che puoi fare. E allora dai: hai ancora mal di testa? Sparati una bel moment e tira fuori il burro dal frigo.

Ti aspetto a fine cottura.

Se mi vuoi fare, e poi mangiare ancora tiepido, basta che continui a leggere.

E per una volta, divertiti e basta.

Chocolate chip cookies.

  • 225 g di burro morbido
  • 150 g di zucchero semolato
  • 150 g di zucchero di canna
  • 2 uova
  • Un po’ di estratto di vaniglia (tipo 1 cucchiaio, oppure i semi di 1 stecca di vaniglia)
  • 6 g di lievito vanigliato + 300 g di farina 00
  • Un po’ di sale… Ma poco. 1/2 cucchiaino andrà benissimo
  • 250 g di gocce di cioccolato fondente
  • 120 g di noci pecan tritate grossolanamente (faranno la differenza, nella tua ricetta)

Allora dai, sbrigati. Metti un po’ di musica orecchiabile e vai in cucina. Mi raccomando, il burro deve essere morbido, morbidissimo. Forse l’avrai lasciato all’aria aperta un’oretta circa. Poi prendi le fruste elettriche e una ciotola abbastanza alta e capiente. Monta il burro con gli zuccheri fin quando avrai una bella spuma. Aggiungi un uovo e continua a frustare. Quando l’uovo si sarà amalgamato, aggiungi l’altro. Poi buttaci dentro l’estratto di vaniglia (o i semi di una stecca). Ora è il turno della parte secca della ricetta: la farina con il lievito. Continua a frustare, mentre cali a pioggia la farina. Aggiungi infine il sale, le gocce di cioccolato e le noci (mi raccomando, tritate grossolanamente).

L’impasto è pronto, mettilo in frigio almeno per mezzora, se è un’ora è meglio. Ci siamo quasi. Ah, mi sono dimenticato: il forno a 190°.  Quando l’impasto si sarà un po’ indurito, prendilo dal frigo e, con le mani, afferra un mucchietto di impasto. Poi, mettilo sulla teglia dove avrai adagiato un attimo prima della carta da forno.

Fanne tanti, di mucchietti, ben distanziati fra loro (perché durante la cottura si allargheranno).

Finalmente, metti tutto a cuocere. E aspetta. Quanto? Pochissimo. Circa 12-13 minuti. Se ho il bordo leggermente scurito, sono pronto. Perciò tirami fuori e mettimi a raffreddare.

Ma credimi, attenderai solo una ventina di minuti, poi so che non ti tratterrai di più.

E allora prendimi.

Ormai abbiamo fatto quasi tutto: siamo passati a Castel Sant’Angelo, scesi sulle Castello oksponde del Tevere per beccare qualche scorcio da cartolina, giocato con le luci e i fantasmi.

Benissimo.

E’ arrivato allora il momento dell’attesa. E per un attimo ci guardiamo intorno, ma niente. Nel frattempo ci parliamo: Angeli okche diaframma usi, quanti secondi di otturatore hai messo, mi raccomando l’ISO a 100.

Gli occhi ogni tanto ci cadono sulle punte delle scarpe, a volte passa qualche turista americano che, imbabolato, ci fissa mentre stiamo sul ponte davanti a San Pietro. Poi, senza lo scrupolo di sembrare fuori luogo, ci chiede “scusate, ma cosa state fotografando?”.

Ma proprio in quel momento, mentre tu ti prepari a regalargli la risposta più stupida che si meriterebbe (tipo “siamo agenti della municipale in borghese, e stiamo provando i nuovi autovelox”)… Sì, proprio in quell’esatto momento, dall’incrocio si sente una voce. Anzi, “la” voce.

“Autobuuuuusss”. E poi, subito dopo “Scat-tareeeeeeeee”.Fantasma ok

Cristiana, la nostra insegnante, ha lanciato il comando tanto atteso. Noi ci giriamo tutti simultaneamente verso il cavalletto. Guardiamo la strada, premiamo il tasto del telecomando.

Il turista americano è già un ricordo.Autobus ok

Passano poi 7 – 8 secondi. Sappiamo che il tempo è breve ma nell’attesa quasi non respiriamo per la curiosità. Alla fine, sullo schermo nero della camera si materializza una foto con la strada attraversata orizzontalmente da un fascio di bande luminose che appaiono sospese nel vuoto.

L’effetto è magico, da perfetto illusionista.

E pensare che ci voleva un autobus dell’Atac a farci sentire così bene, così soddisfatti.

Quasi non ci voglio credere.

Ma solo stanotte mi viene voglia di perdonarlo per tutte le volte che l’ho dovuto attendere sotto la pioggia, mi ha fatto arrivare tardi al lavoro o, quasi a farlo apposta, si è bloccato in mezzo alla strada perché il motore ha perso un pezzo.

Bravo Atac, m’hai fregato. Stanotte hai ripreso un po’ di punti.

Ma domani non ricominciamo, che non posso venire a fotografarti tutte le notti.

Il tipo entra nel lotto dove siamo fermi con il mirino appoggiato sugli occhi, a fotografare. FioriSi sofferma a guardarci. Chissà quanti ne ha visti, come noi, di gruppi di fotografi che girano per il quartiere a immortalare angoli, linee e colori in una zona di Roma che meriterebbe avere visite guidate a ogni ora.

Poi però si avvicina.

“Ao, ma de dove siete, voi?”.Parabole

Maurizio gli risponde. “Di Roma, di Roma…”

“E de che parte, de Roma?”.

“Beh, varie parti… Centro, Roma nord…”.

“Se, ciao coreeee”, e s’allontana salutandoci con la mano.Mollette

Romanità pura di Roma, alla Garbatella. Solo qui rischi di essere straniero in patria. Anche  se l’intercalare romano ce l’hai, eccome se ce l’hai, ma non basta. Non puoi essere uno di loro se non sei nato lì, o se almeno non ti hanno adottato dopo chissà quanti anni di residenza.Murale

E sì che ne varrebbe la pena, perché di case deliziose ne abbiamo viste a ogni lotto. Ma soprattutto profumo di bucato appena fatto, panni stesi ovunque, signore che ricordano le classiche nonne che preferiscono non farsi fotografare, ma che ti invitano a entrare nei lotti, nelle loro stradine, nei loro territori.

Garbatella è bella anche per questo. Ti senti parte del Tuboposto subito, anzi, temi di non essere all’altezza di quello che ti offre.

E poi ragazze che chiacchierano, bambini che giocano, pratini colorati, palazzi ristrutturati a metà, persino un Harley Davidson.

Infine dei messaggi d’amore scritti sui muri. _DSC0093Scritte che vivono e cambiano perché, le storie di coppia, vivono e cambiano anch’esse. Basta solo lasciare al tempo il suo ruolo.

Scale Stenditoio  Ragazza 1 Ragazza 2 Madonnina Harley Impacchettato  Ristrutturato Nonno Franco

Mi chiedo come facciano a mettere un piccolo soggiorno con tavolo per 4-6 persone, una cucina, una stanza per il figlio, una camera da letto e due bagni (di cui uno con vasca e uno solo lavandino e water) in 60 metri quadri. Monte Mario compressa

Sì, certo, tutto si può fare. E tutti lo possono fare. Ma il dono della sintesi efficace (ossia fare tutto, in poco spazio e farlo bene)… questo, certo, non è per tutti.

Io queste cose le ho viste davvero, e non solo in una casa. Roma offre, al pari ormai di Milano, tanti spunti di colori, idee, creatività. La creatività è una risorsa infinita, tutti noi ne disponiamo e non dovremmo mai temere di utilizzarla.

Il problema è drenarla nei giusti canali. Cucina compressa

Già.

Ma alla fine chi se ne frega.

Se cominciamo a pensare “ho un’idea, ma se non la metto bene in fila come  piace agli altri, non la faccio”, a quel punto ci annulliamo e non facciamo nulla. E invece osare fa bene. Lumi compressi

Un po’ come gli architetti che ho conosciuto ieri, in mezzo alla tempesta di pollini che si è alzata in città e in occasione di #openhouseroma. E ho visto case divertenti in quartieri fatti di palazzi a forma di scatola (Villaggio Olimpico), bagni eleganti n mezzo agli appartamenti, un open space delizioso e completo, creato appunto in 60 mq (con un balcone con vista sull’osservatorio), uno studio di architetti che si affaccia sull’Aniene, ma in realtà sembra di stare a New York.Pietralata controsoffitto compresso

Ecco, questo significa osare. E questo è ciò che noi sentiamo spesso di mettere in pratica, ma che non sempre riusciamo a fare.

Osare davvero, e non solo pensare di farlo, è quello che ci manca.

Come se avessimo paura a perdonarci, dopo che ci rendiamo conto di averla fatta grossa.

Pietralata parete compressa Pietralata legno compresso Piano cottura compressa

Monte Mario fiori compressi Lego compresso  Cucina 2 compressa

Stecchino

Io sono a dieta.
Da tanto? No, è il 4° giorno.
E dura ancora molto? Nemmeno. Me ne mancano 3, di giorni.
Ma allora che dieta è?
Eh, che dieta è… COME CHE DIETA E’!

Sentite, ogni volta che parlo dei benefici di questa dieta, la prima reazione di tutti è “No dai… Ti prego passamela!!”. Poi, appena la leggono, rimangono a fissare i due fogli qualche secondo. Storcono il naso. Arriciano le sopracciglia, deglutiscono. Infine, scuotono la testa.
“Ok” a quel punto alzano le spalle “magari prendo degli spunti”.

Eh già, gli spunti… Eppure, se vuoi, dura solo una settimana. Chiudi gli occhi, vai in apnea alimentare per 7 giorni, e poi… E poi a questo a questo punto voglio fare un dono a chiunque, condividendo non solo la dieta stessa, ma anche come è iniziato tutto, esattamente nel “lontano”…

Gennaio 2010.

Già, gennaio 2010. Entro nella stanza con passo moderatamente deciso.
“Chiudo la porta?” faccio mezzo titubante.
Lui annuisce.
In un attimo mi siedo e comincio a parlare. “Io… ehm… sono ingrassato”.
Il dottore mi guarda esterrefatto. “Chi, tu?”.
Abbasso lo sguardo. “Ho dovuto allargare i pantaloni del vestito”.
Lui apre la bocca.
Io annuisco lentamente, per confermare la mia colpevolezza.
Il dottore allora prende aria, si concentra, appoggia le mani sulla fronte.
Poi, all’improvviso, esplode. “Marco!”
Io faccio un salto sulla sedia.
A quel punto il suo tono si fa sibillino, mentre si avvicina con la testa. “Marco… Se fai questa dieta… E, dico io, se la fai fino in fondo…”
“Che succede?” anch’io mi avvicino guardandolo incuriosito.
Si fa indietro, alza la mano, fa 3 con le dita. “Tre chili in una settimana”, poi di nuovo muove la mano e se l’avvicina alla bocca come se avesse un megafono “e 9 chili in un meseeeeeeeee!!!” conclude con un acuto.
A quel punto tira fuori due fogli da un cassetto e me li fa vedere.
Io comincio a leggere. La mia reazione? Al solito: sono in silenzio, arriccio le sopracciglia, deglutisco, eccetera.
Lui continua a guardarmi fisso negli occhi. Poi rimette la mano vicino alla bocca.
“9 chili in un meseeeeeeeeee!!!”
E va bene.
Mi faccio forza, ci provo.

E allora… Una settimana: quanto può essere lunga una settimana?
Un po’.
Ma io penso di aver trovato il modo per rallentare, il tempo, visto che va così veloce… E questo mi sembra un buon antitodo.
Perché con questa dieta (rigorosamente di una settimana, che vi giuro è sufficiente) non si fa altro che aspettare. Aspettare che tutto finisca, che finalmente arrivi il giorno in cui sia scritto “Fine”, che si possa tornare a mangiare con un po’ di sale (rigorosamente iodato).

Allora, in allegato trovate il programma settimanale. Io sono a “giovedì”. E dopo l’ottimo “mezzo litro di brodo vegetale”, penso che non mi spaventi più nulla.
Daie Marco, -3 (giorni e, forse, anche chili).

P.s.: nelle foto allegate non si vede bene cosa si prende per colazione. Ma non ci provate: tè + 2 fette biscottate e un cucchiaio di miele da usare a piacimento (dentro il tè, sopra le fette… dove volete)
P.p.s.: dove non c’è scritto il peso, si può andare a volontà
p.p.p.s.: abbiate fede e fiducia. 3 chili in una settimana e 9 in un meseeeeeeeeeeeeeeeee

Dieta prima parte  Dieta seconda parte