Minirotaie

Regarding life course and its intersections

Stasera notte di sogni. Sì, è vero, scrivo mentre vedo una “banale” domenica sportiva, ma in realtà quello che devo scrivere lo sento abbastanza dentro, potrei stare anche in mezzo a una pista di ballo.

Allora notte di sogni, dicevo. Notte di pensieri a quello che è stato, nella mia vita, e che so che non potrà tornare più.

Ma forse perché legato solo all’età.

I viaggi in aereo per studio, per lavoro, per conoscere nuova gente e nuove culture. Gli incontri con persone nuove, pranzi e cene con cibi mai visti né sentiti.

La scoperta che là fuori esistono lavori nuovi e diversi, dove inventarsi sebbene ciascuno di essi è attaccato a tutte le corde di cui si dispone.

E a volte scoprire che ne abbiamo tante altre, di corde.

Le spalle sempre coperte e il coraggio di andare, sapendo che tanto si può tornare a casa.

L’uso delle lingue, la mediazione, il divertimento nel fare qualcosa di nuovo, e poi magari anche riuscirci.

Lo stupire per una scelta impopolare.

Cercare ancora un po’ la propria strada, ma alla fine trovarla.

Già: alla fine trovarla. Forse è questo, quello che sto sognando.

Penso che sia l’unico modo per avere delle emozioni, anche nei lavori ripetitivi che, inevitabilmente, con ciascuna professione che si rispetti bisogna fare i conti.

Non penso che ci sia un’età per capire bene ciò che ci appartiene.

Perché qualora ci fosse davvero, il solo pensiero che presumibilmente siamo vicino a quella soglia probabilmente ci farebbe ritardare qualsiasi tipo di ricerca.

Si è vero, è un po’ che non scrivo. Ma quante emozioni sono accadute in questo tempo.

Ho iniziato a leggere un libro, “L’intelligenza emotiva” di Daniel Goleman.

Ho presentato un progetto a una persona che, forse, mi aiuterà a cercare qualcuno per un finanziamento.

E’ iniziato un progetto interessante in ufficio che contribuirà a creare senso di appartenenza all’azienda.

Sono andato ad Amsterdam a trovare un mio amico che, dopo una serie di vicissitudini non felicissime, ha lasciato tutto quello che aveva in Italia per trasferirsi lì. E ha appena comprato casa.

Il mese di marzo è corso via quindi come un soffio. E forse sarà uno dei mesi più determinanti di quest’anno.

E’ anche iniziata la Quaresima, periodo in cui metto alla prova il mio senso di libertà come uomo e come fedele. Proprio per chi pensa che la Quaresima sia solo un arco temporale in cui fare i sacrifici.

Penso che non sia facile scegliere il sacrificio giusto, ma prima ancora volerlo quando si tratta di qualcosa che si fa appunto per fede. Perché un conto è volerlo che si deve, un altro perché si sente, e c’è un contenuto importante dietro, un altro ancora perché quel sacrificio ti appartiene.

La fede è amore, e non c’è nulla di più bello di viverla in piena libertà coerente, ma anche piena di contenuti.

Ecco perché penso che Dio sia buono, anche nell’attesa di chi poi è consapevole della propria scelta.

E soprattutto non ne ha paura.

Stasera sono andato a vedere l’ultimo film di Ozpetek “Allaciate le cinture (turbolenze in arrivo)”.

Un film carino, godibile, intenso, con una brava Katia Smutniak (evidentemente Intreatment deve essere stata un’ottima palestra). E in effetti se non fosse stata per la sua interpretazione, e il contesto nel quale il regista ha infilato la storia, probabilmente non scriverei questo post.

Non mi va di dilungarmi sulla trama, mi viene solo da pensare al fatto che, da una storia d’amore nata a sorpresa, il tema principale che ne esce fuori è il tumore al seno della donna.

E il grigio che c’è intorno.

Corridoi lunghi di ospedale.

Decine di persone intorno con un ago infilato in un braccio e la curiosità di ognuno su come sarà la loro vita senza capelli.

La speranza.

E la paura di non farcela.

Ecco, a me questo film ha messo un po’ di paura. Al punto che quasi ne avrei a farmi persino controllare, qualora ne avessi bisogno (e lo scrivo perché c’era qualche analisi all’intestino nell’aria).

E mentre lo dico mi sudano i polpastrelli sulla tastiera.

Lei, comunque ce la farà. Risponderà bene ai test della chemio.

Perché “ogni paziente ha la sua storia” (si dirà nel film).

Ecco perché non bisognerebbe appunto aver paura a scriverla.

E’ importante ricordarselo.


5 febbraio 2014

Un post con le gocce di pioggia che tintinnano sul soffitto, nella piccola parte di casa che ha, sopra, il terrazzo dei coinquilini del 7° piano. E posso dire che è quasi rilassante.

Oggi vorrei essere super ottimista. Ma senza pensare, però, al fatto che prima o poi vincerò qualche trofeo agognato da chissà quanti anni. No, assolutamente no. Perché voglio essere ottimista per fare fronte, invece, a quei momenti in cui le cose non girano come dovrebbero, ma dove c’è tanto spazio per recuperare.

Eh già. Perché altrimenti, mi conosco, non appena mi  arrivano indicazioni su qualcosa da fare meglio, io corro il rischio di affossarmi.

E invece no.

Anche l’emozione dell’ansia deve essere controllata, e senza paura.

Non voglio pensare neanche che ogni giorno potrebbe essere quello giusto per mettere qualche ciliegina sulla torta. E non voglio sperare che questo accada prima possibile. Voglio invece essere consapevole che, se c’è qualche critica e riconosco che quella è una critica buona (e per me quindi essenziale) beh, allora ben vengano le critiche.

Perché voglio pensare che solo a partire da quel punto io miglioro.

E che c’è ancora tempo per sistemare ‘sta benedetta ciliegina.

Oggi è il giorno della candelora. Una festa importante per chi sente il Cristianesimo. E per la prima volta mi sono portato una candela benedetta a casa.

Bella omelia, quella del parroco. Un vangelo lunghissimo (letto male dal suo collega straniero), ma un commento rapido attorno a un principio: l’amore e la sua messa alla prova.

Interessante.

Tutto ciò mi fa pensare al fatto che in amore, in quello vero però e in qualsiasi ambito, sia giusto essere al limite. O bianco o nero. O ci sei o non ci sei. O sei dalla nostra parte o te ne rimani da solo nella tua.

Come ci si arriva, forse, può non essere così “bianco o nero”, e allo stesso modo i tempi di questo amore possono essere di molteplici sfumature di grigio.

Ma poi una scelta va fatta.

Tu sei amico della persona che ti sta accanto?

Ami la tua donna, il tuo uomo, senza se e senza ma?

Credi in Dio, fino in fondo? Anche se la vita non va come dovrebbe, perché non tutto ciò che ritieni utile può essere considerato necessario da Qualcuno?

Ami a prescindere?

Credo che per arrivare a questa consapevolezza, ci voglia tanta maturità. Anche un nostro gesto d’amore, spesso, può essere infatti figlio di qualche cattivo ascolto delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti.

La candela accanto a me prosegue a brillare, e illumina la stanza in una notte (finalmente) di quiete dalla pioggia.

Ma c’è un corollario.

Perché se ami in questo modo, allora ciò che riguarda la vita di chi ti sta accanto riguarda parzialmente anche te. I problemi di un amico, anche se non te ne parla. Le sofferenze di una donna, anche se l’orgoglio ti porta alla deriva. Le istanze di un figlio, anche se ha paura ad avanzartele.

Forse, e soprattutto, sono proprio i silenzi intorno a te che immancabilmente ti riguardano.

Basta solo aprire quella porta, visto che la chiave ce l’hai solo tu.