Minirotaie

Regarding life course and its intersections

E mi chiedo come sarebbe se nessuno giudicasse. Come diventerebbero le nostre vite, come e quanto ci scopriremmo.

Ma spesso sottovalutiamo la capacità altrui di non giudicare, spesso per colpe non nostre. Ed è per questo che alla fine ci lasciamo conoscere solo a metà, e magari non permettiamo di far avvicinare gli altri alla parte di noi più preziosa, quella nascosta che non sempre (anzi quasi mai) è quella sbagliata.

Perché ciò che è un errore a volte è perché qualcuno ce l’ha fatto passare come tale, mentre altri – invece – lo potrebbero ritenere semplicemente come una parte di noi. Un modo per farsi conoscerere.

E per evitare che altri abbiano poi così tanta paura di condividere il loro tempo con noi.

E’ lì la differenza: essere noi stessi fino in fondo e far sapere cosa ci piace e cosa detestiamo.

Se ci riveliamo senza paura del giudizio altrui, avremmo sicuramente maggiori probabilità di vivere meglio. Maggiori probabilità di essere scelti. Maggiori probabilità di essere amati.

Coraggio.

La metà di noi stessi che spesso nascondiamo forse è quella che potrebbe fare la vera differenza.

Girate allora la vostra medaglia.

Strana città Palemmo.

L’ho vista per la seconda volta, e anche in questo caso di sfuggita. La prima perché ero andato a un evento di spinning poco fuori città, e non sono riuscito a spostarmi al centro per il classico tour da turista. La seconda, invece, perché l’evento lo facevo proprio io, perciò ero andato lì per lavoro e non mi sono goduto quasi nulla di tutto il resto.

Se non una passeggiata dalla periferia al centro.

Strana città, appunto.

Perché a Palemmo si vede che i secoli hanno lasciato il segno nella vena artistica, ci sono palazzi che sembrano usciti da un film di Fellini, eleganti e immortali. Poi, però, poco più in là c’è sempre una catapecchia diroccata, senza un pezzo di tetto o con qualche finestra rotta.

A Palemmo c’è profumo di mare.

Ma anche di pesce buttato a un angolo a imputridire.

A Palemmo è pieno di piccoli vicoli e stradine. Sembrano affascinanti, alcuni dei quali con degli strani lampioni che illuminano la strada con una luce fioca.

Eppure non mi davano senso di familiarità.

Anzi.

E infatti non mi ci addentravo mai.

E mentre passeggiavo ho fatto fatica a capire la città, e un po’ mi ci sono distaccato.

Fortuna che c’ha pensato un bel “pane e panelle” e un cannolo della Focacceria di San Francesco a riconciliarmi.

Oltre al semplice pensiero che gli uomini, lì, penso che vivano una vita tranquilla.

Sono tutti “Salvi”.

E mentre passeggiavo sembrava che ognuno si conoscesse. Che fossero tutti parte di una o di poche più famiglie.

Ma credo che in fondo a Palemmo la gente si voglia un sacco bene.

Tempo fa scrissi, in uno dei miei post di cui non ricordo né la data né se sono anche tornato sull’argomento successivamente, che questo blog prima o poi sarebbe finito.

Chiuso, cancellato, dimenticato.

E invece lui è ancora qua, insieme a me. Strano no?

Immaginatevi: qualcosa di cui una persona ha la paternità, e che viene data per spacciata proprio da chi l’ha creata… Evidentemente qualcosa alla fine non è andata come doveva!

O forse, senza perdersi in troppi pensieri, non potevo prevedere che alcune cose sono, appunto, imprevedibili tanto quanto lo siamo anche noi per noi stessi.

Oggi ho avuto una forte emozione. Ho chiuso un progetto su cui ho lavorato per molto tempo. Ora lo devo solo mandare avanti per vedere se trovo la giusta spalla (o spalle) per dargli corso. Una bella sfida, perché so che niente finisce oggi, ma forse inizia qualcosa di più difficile: correggere, migliorare, rendere ancora più realizzabile qualcosa.

Si fa sul serio insomma.

Vedremo. Ma terminarlo e condividerlo con qualcuno che, dopo averlo analizzato brevemente, mi ha detto “sembra interessante”, è stata davvero un’eccezionale soddisfazione. Di quelle dove tu dici “Beh, almeno ho dato un senso concreto al tempo che ho sacrificato, e dove forse ho trovato, anche se solo per un attimo, una strada interessante”.

Vediamo allora se diventerà un’autostrada o se, in qualche modo, dovrò passare ancora attraverso qualche casello.

Io, in ogni modo, sarò ancora qua (?).

Al punto da non volersi porre necessariamente dei limiti, nel solco di quanto io posso arrivare a vedere.

Se l’amore è dare, allora fallo. E mai come nell’amore, non ci può essere un significato del dare che non si avvicini a quello che desidera l’altra persona.

Ma non si ama per sè stessi?

Non si vuole qualcuno per il proprio piacere?

Mi chiedo allora quale sia il solco tra il dare senza chiedere, e il dare tutto pur di avere indietro.

Forse non c’è. Se non magari nella paura appunto di perdere, o di essere abbandonati. E la differenza non è poca cosa, se pensi che le attività hanno due soggetti diversi.

Ma hai mai pensato che qualcuno ci potrebbe essere nonostante tutto? Nonostante i tuoi silenzi e nonostante il tuo continuo preoccuparti?

Anche se non dovessi esserci, per un solo giorno all’anno. O non dimostrassi che tutte le attenzioni che la tua anima può produrre, sono dedicate a una sola persona al mondo.

Hai mai pensato che se a volte la vita toglie senza chiedere, in altri casi ti offre prima che tu ti accorga di quello che hai bisogno?

Hai mai pensato, infine, che l’amore è una scelta senza condizione, una sintesi di una libertà e non un’ossessione per colmare vuoti che non esistono?

Si sbaglia. E allora lascia sbagliare. Chi ti ama non può fartelo apposta.

Si pensa. E allora lascia pensare. Chi ti pensa o a volte pensa a quello che fai, è perché ha un peso che non riesce a smuovere dalla testa.

Si parla. E allora lascia parlare. Chi ti ama non lo fa per metterti paura, per puntare il dito e farti male o umiliarti.

Non è così.

E tu, ti lasci amare? La vuoi dare questa opportunità?

Oppure vuoi arrogarti di questo diritto solo tu?

L’amore è il sentimento più libero che esiste.

Anche quando qualcuno si dimentica qualcosa per te. Non vuol dire che non ti ha più in testa.

Anche quando ti cambia l’orario per un incontro. Non vuol dire che non voglia vederti.

Anche quando sceglie altro.

Perché non potrai sempre scegliere un’altra persona, ogni giorno della tua vita. Non lo puoi pretendere per te.

Non lo puoi attendere da chiunque altro.

Sebbene da entrambi ci sia la voglia, comunque, di vivere. E magari anche insieme.

Generalmente gioco poco al lotto.

Mio padre invece lo fa spesso, soprattutto quando ci sono dei sogni che gli parlano di notte.

“Devono essere però dei sogni positivi!” mi disse una volta, in cui aveva sognato scene chiare e dei numeri usciti e che secondo lui non potevano non essere giocati.

Tanto che vinse.

E’ un secolo che non scrivo in questo blog, stasera ne ho davvero voglia. E lo faccio pensando a un sogno che ho fatto e all’interpretazione che gli ho dato grazie a un libro che (ovviamente) mio padre mi ha regalato. Un volume che insegna a interpretare i soldi e che ti dà anche numeri da giocare. L’ho usato 3-4 volte, ma ho vinto soldi solo in un’occasione, con un gioco da 5 euro ne ho guadagnati un’ottantina. Pensavo allora che il libro ci prendesse, ma in fin dei conti il sogno parlava chiaro: dei topi (piccoli e in piedi sulle zampe posteriori) che giocavano a palla nel mio letto.

Ma si sa: a Roma il “topino” porta i soldi quando il bambino (o bambina) perde il primo dente. Ecco perché il sogno era positivo.

Nel sogno invece che ho fatto circa una settimana fa non c’era alcun numero chiaro, quindi mi sono servito nuovamente del libro. Non c’era neanche qualche simbolo legato ai soldi, come nel caso dei topolini in quel vecchio soldi.

Ma in quel sogno però ho partecipato, svegliandomi e facendo comunque qualcosa di utile per quello che avevo immaginato.

Sonnambulismo? Può essere.

Però alla fine tutto è andato bene.

Un sogno facile, facilissimo, per me appassionato di pasticceria. A un tratto, mentre dormivo nel mio letto, ho immaginato una persona (purtroppo sconosciuta, forse una donna, magari mia madre) avvicinarsi a me con un contenitore, una ciotola trasparente abbastanza grossa in cui c’erano delle uova aperte, con i tuorli perfettamente intatti che si perdevano dentro l’albume.

E stranamente quella persona voleva rovesciare quelle uova sul mio comodino e sbatterle là sopra.

Ma attenzione!

Sul mio comodino c’erano libri e libriciattoli…!

Accesi allora la luce rapidamente, spostando tutto il materiale che c’era sul comodino direttamente per terra, rimettendomi poi a dormire dopo aver liberato quel piano per le uova che, appunto, di lì a poco sarebbero state lavorate.

Il giorno dopo mi sono svegliato freschissimo, riposato… Dimenticandomi completamente del sogno fino al momento di appoggiare i piedi per terra e trovarmi sul pavimento i libri che avevo spostato nel mezzo della notte.

Partecipazione e freschezza di un sonno profondo. Bella cosa.

Perciò una corsa a vedere il libro, e alla fine:

Ciotola: simbolo sessuale relativo alla donna, può in generale rappresentare l’esigenza di modi e ritmi più naturali nell’esistenza che si conduce. Numeri: 51 – 71. Commento: potrebbe essere. Ma è quasi scontato…

Uovo: la presenza di uova nel sogno è quasi sempre positiva, indicando l’approssimarsi di un periodo della vita molto più ricco e gratificante, possibilità di rigenerazione fisica e spirituale, forze nuove fino a quel momento insospettabili anche nel campo materiale. Numeri: 25 – 50. Commento: troppo ottimistico per la realtà in cui a volte mi imbatto, ma forse la sorpresa è dietro l’angolo. Ma entro quando?

Comodino: gli si associa l’idea id un disagio, di natura fisica o morale. Numero: 13. Commento: può essere… Un po’ vago.

Insomma… Non c’ho capito niente. E poi ho giocato, per 3 turni… E ovviamente non ho vinto. Per quanto era vaga tutta questa interpretazione…

Peccato.

Almeno però mi sono svegliato riposato.

Buonanotte.