Minirotaie

Regarding life course and its intersections

La cosa affascinante di agosto a Roma, in alcuni quartieri, è che di notte i rumori hanno una strana vita.

Sono amplificati.

Provate ad ascoltarli, rimanendo in attesa davanti a un ristorante con dei tavoli all’aperto. Quante volte sentite il ticchettìo delle posate sulla porcellana dei piatti? O affacciatevi alla finestra di casa: si sente qualche vicino parlare al telefono come se fosse nell’altra stanza, oppure l’acqua che goccia da un irrigatore automatico di un terrazzo, il rumore delle cicale, una serranda che si srotola. Fa anche molto caldo.

A me però il silenzio misto al dolce frastuono di questi rumori i mette un po’ d’ansia. Non so perché (ed è ciò che mi inquieta di più) ma a me tutto questo fa pensare che sono stanco. Che bisogna fare un ultimo sforzo prima di arrivare ad avere una pausa. Che negli ultimi giorni di lavoro abbiamo il fiatone anche se stiamo comodamente seduti al nostro desk.

Continua a leggere

Potrei parlare di Gianni Morandi, e della sua incredibile energia a una delle tante maratone a cui ha partecipato (quella di oggi, ad esempio, era la Maratona de ‘Noantri).Morandi

Ma anche dell’edera, che a Trastevere si trova in ogni angolo. Delle lanterne, grandi, piccole, di tutte le forme. Di ristoranti appena aperti che si preparano a una domenica piena di sole e turisti. Edera 1

E poi potrei parlare del solito gatto grigiastro, che controlla che niente esca dalla tana del topo, o di finestre socchiuse o spalancate con in mezzo un’immagine della Madonna. Di turisti lasciati fuori casa (sigh…) o di un tizio (di origine quasi certamente asiatica) che… a Campo de Fiori attende che gli altri finiscano il loro lavoro (per iniziare il suo? boh). Forzuto

Potrei anche parlare di parcheggi nei cortili eleganti dei palazzi romani del centro storico, di una coppia di ragazze orientali che si seguono a distanza ma che mi controllano con gli occhi, o di alcuni americani che, anche se presto, già non ce la fanno più a camminare e devono usare quegli strani aggeggi che si muovo su due ruote.

Infine potrei parlare di una piazza (Trilussa) che credo di non aver mai visto così vuota, di Trilussauna mamma (straniera) con le braccia affaticate dalle buste mentre la figlia è impegnata a mangiare una pesca, e di uno strano tizio che, estremamente accorto, si copre integralmente mentre va sul motorino per paura di chissà cosa.

Continua a leggere

Corea (ovviamente del sud), Austria, e Kuwait (parimerito con Messico).Padiglione 0

Vietnam, Brasile e Usa.

Le mie 3 migliori (in realtà 4) e le mie 3 peggiori. Quello che non ti aspetti da paesi “outsider” e quello che non ti aspetti da paesi che sono delle potenze mondiali (escluso il povero Vietnam).

In mezzo, tutto quello che si è visto ma, soprattutto, quello che non si è visto. Penso al Scritta coreanaGiappone (50 minuti di tour guidato per… ehm… 40 minuti di attesa, molta della quale sotto il sole: “sayonara”!). Ma penso anche agli Emirati Arabi Uniti, all’Angola, alla Germania, alla Francia. Stand solo immaginati, apprezzati giusto con l’immaginazione. Ma purtroppo all’Expo il tempo scorre via veloce e il caldo aumenta, la gente pure, le gambe fanno male e dopo 9 ore in giro per il Decumano alzi bandiera bianca.

Verso le 5 del pomeriggio, “santi” i divanetti  che (eleganti e morbidi) ci aspettavano fuori dal Quatar.Tempio

O era il Kuwait?

Continua a leggere

Tornare a casa a volte è spaventoso. Non so se succede anche a voi, ma è una sensazione che ti si cristallizza addosso al momento di infilare la chiave nella toppa. Fai un profondo respiro, butti fuori l’aria, e la giri.

Perché alla fine sai cosa ti aspetta, solo che quando lo vivi, sembra crescere millimetro dopo millimetro. Proprio mentre tu ti chiedi “Ma perché diavolo sono tornato?”. Poi fai uno sforzo in più, e ti rammenti.

“Ah già. Perché domani vado al lavoro”. Oppure “Perché erano i finiti i soldi”. O magari per tutte e due le cose insieme.

E quindi si aziona tutto il protocollo: vai a riaprire l’acqua dal rubinetto centrale, sollevi le serrande (chiuse col gancio, per sicurezza) in una casa che ti ha appena avvolto dal caldo accumulato in questo inizio terribile di luglio. Poi dai un’occhiata al frigo, controlli la posta.

Sembra tutto difficile. Tutto lento, tutto estremamente privo di significato.

E proprio in quel momento… Sì, proprio in quel momento esatto, ti assale un’eccezionale voglia di non fare più nulla. Ma proprio nulla…

Ma no. Ti ricordi di qualcosa. Dalla cucina, dove ti trovi, ti avvicini al soggiorno: sono pochi passi, giusto un paio, ma intanto spizzi con l’occhio mezzo tremolante. La paura, quella paura di cui avevi iniziato ad avvertire la presenza al momento di entrare in casa, si impossessa completamente di te.

Eccola lì.

La valigia.

E’ ancora accanto alla porta d’ingresso.

Ferma, immobile.

Continua a leggere

Vicino al litorale laziale.Balle2

La Panda bianca fa una curva, rallenta, e si ferma davanti a me. La mia macchina, a sinistra, ostruisce il passaggio di un cancello.

Dentro la Panda ci sono due uomini, uno certamente più grande di me, sulla cinquantina, capelli bianchi. L’altro, sul sedile accanto, è più giovane, Cancelloindossa una canottiera e ha due braccia enormi, tatuate.

Continua a leggere