Minirotaie

Regarding life course and its intersections

Ve lo dico chiaramente, perché a me funziona così. Nel senso che ne ho sentite, di persone per cui invece gli effetti sono molto più ordinari. Invece a me, appunto, funziona così.

La pennichella del pomeriggio è una gran sola.

Eppure c’è chi ne fa un vanto. Chi riesce ad aggiungere ore di sonno a quelle che già riserva, quotidianamente, la notte.

Assolutamente no invece. A me addormentarmi nel pomeriggio (quando non sono in ufficio, beninteso) sfalsa tutto. Tanto che sono le 2.15 di notte e sono freschissimo come una rosa appena sbocciata con ancora qualche goccia d’acqua che ristagna morbidamente sui petali. Anche perché non è che poi, se mai dovessi addormentarmi in un certo momento della notte, mi sveglio comunque dopo 7 o 8 ore, magari prima di pranzo.

Certo che no.

Continua a leggere

Non è perché mi è capitato più di una volta di mettermi in cucina a fare i dolci. Nemmeno perché ho sentito dire a un importante manager dell’azienda per cui lavoro (anche se lo diceva con un poco volutamente nascosto spirito vendicativo) che “il tempo è galantuomo”. E neanche perché, gira-che-ti-rigira, alla fine mi capita troppo spesso di introdurre l’argomento.

Però è vero.

Il tempo è un ingrediente fondamentale di qualsiasi scelta / lavoro / relazione si voglia intraprendere.

Ok, anche su questo però avete ragione: l’istinto è ciò che ci fa mettere in piedi sulla sedia e dire “sì!”, oppure “no!!”, o “ti amo”. Che ci regala gioia e ci fa gridare “Mi piace! No, non lo so perché… MA MI PIACE!”. Ed è un momento così effimero, ma anche così pregno di trasporto emotivo che, alla fine, non ci si può mettere contro, né pensare che quanto abbiamo scelto non ci appartenga. E tutto fila liscio, se siamo sintonizzati perfettamente con il nostro istinto e con quella parte (che per fortuna esiste) più emotiva del nostro processo di scelta.

Ma vallo a capire, l’istinto.

Un attimo, una notte, un risveglio. E’ lui? E’ lei? E il nuovo percorso lavorativo che devo seguire?

Continua a leggere

Un breve post, tanto ho scritto molto di più (anche se in English) su quell’altro blog…

Sì, quell’altro blog. Ma quale?

Basta vederlo qui: Whitemascarpone – The 2nd of June. A perfect day for the Tiramisù.

Il Tiramisù è uno dei 3 dolci che mi riescono meglio. O che forse mi piacciono di più, e per questo mi sembrano più buoni quando li faccio io?

Non saprei.

Continua a leggere

C’è un quartiere a Roma dove mi sento piccolo. Un infinitesimo di qualcosa che mi schiaccia. Colonne compresso

Sarà per la sua architettura. Sarà per le colonne, per le ombre, per i portoni di ingresso che ricordano tanto i mastodontici libri di Tolkien. Anche per il silenzio, e le distanze.

Sei dentro a una città che ti sovrasta, che vuole imperare, dirti che la vita è bianco o nero, con me o contro di me, e che solo la geometria può darle quel po’ di leggerezza che i Fontana e palazzo compressoblocchi di marmo le privano. L’Eur, a Roma, è così.

Mai andarci quando c’è il sole forte. Perché sbatte sul bianco che, ovunque, fa di quel quartiere un quartiere fatto di chiazze e di asfalto, di palazzi e di scheletri, di acqua e di piante.

In certi angoli dell’Eur ci si sente dei puntini. Uno dei tanti. E ti viene quasi da appoggiarti a una delle INA compressoinnumerevoli colonne che a un tratto ti ritrovi di fianco. Dovrebbe essere una lettura moderna dell’architettura romana, di quella che risale all’impero che ha conquistato mezzo mondo. La verità è che hanno saputo creare gli spazi, gli architetti del fascismo.

Ma non per accorciare le distanze.

Continua a leggere

Metti una sera a cena. E bocconcini di mozzarella riempiti con pomodori pachino, peperoni con la bagna cauda sopra, melanzane alla parmigiana, etichette di vini che viaggiano tra le estremità del tavolo.

E poi tanto altro. Colleghi che non ti saresti mai aspettato (perché, lo dico trasparentemente, li frequento poco fuori dalle mura d’ufficio), una casa abitata da soli due mesi e un compleanno importante. Tutto su un terrazzo che ricorda le sere d’estate, di quelle che ti mancano in pieno inverno.

Ma la bellezza risiede anche nella semplicità delle cose. Delle chiacchierate sulle vacanze, sul mare e sui delfini incontrati mentre si usciva in barca. E sul tramonto che toglieva una coperta di sole dalla città in cui sono nato, Roma, e che ti sembra più grande e più bella del solito.

Forse perché la guardo da lontano?

Forse.

Eppure è così piena di significato, di attesa, di novità.

La vita, è tutta una sorpresa. Basta non stancarsi mai di pensarlo. Chi si imageriduce ad attenderla, senza mai viverla, di fatto non le rende onore.